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Mirco Mazzoli

Vegliare sulla memoria
Tra le cose di cui sono debitore a don Piero vi è anche il viaggio ai campi di concentramento di Dachau e Mauthausen. Mi sembra opportuno che io "me ne ricordi" e lo ricordi proprio oggi, 27 gennaio, Giornata della Memoria. Eravamo un folto gruppo di ragazze e ragazzi coinvolti dal don, con il suo ciglio sempre un po obliquo, che al tempo stesso ti scrutava e ti capiva. Uno sguardo desideroso di farci toccare con mano la tragedia di milioni di persone che rischiavano - e tutt'oggi possono rischiare - di scomparire dalla nostra consapevolezza e sensibilità. Le tappe del viaggio furono dedicate a prepararci all'esperienza ma inevitabilmente, finchè non varcammo la soglia di Dachau, il primo campo di concentramento della pianificazione nazista, restammo legati a quello spirito di gruppo che spinge a forza, soprattutto i giovani, verso il buonumore. Tanto più invadente fu il peso che scese in noi quando ci ritrovanno nel campo: silenzio sotto il cielo, silenzio tra i casermoni, silenzio nel freddo di una giornata che forse era soleggiata ma che ci faceva il sole da quelle parti? Anche vuoto, anche muto, il campo aveva ancora il potere di dividere: ci separò, ciascuno nel buio dei propri pensieri, ciascuno solo davanti all'inatteso, alla bestialità fatta di muri e viali terribilmente regolari. Soli, con i fantasmi dei carnefici e le anime delle vittime. E don Piero che vegliava sui nostri perchè e, per alcuni, sulle nostre lacrime. Poi Mauthuasen, che fu anche campo di sterminio. Ricordo la bocca del forno. Ricordo, e forse è la vera eredità di quel viaggio in me, la scala a gradoni irregolari che sormontava la cava di pietra interna al lager: i prigionieri, ci spiegarono, la risalivano sotto il peso dei massi estratti, l'irregolarità dei gradini era stata studiata ad arte per aumentare la fatica e, durante il tragitto, posizionati lungo la scala senza parapetto, i soldati avevano la possibilità di spingere nel baratro i più deboli.

Don Piero vegliava e, ad ogni occasione, ci invitava a socializzare, a riflettere, a crescere, a credere nel Bene, a sentirci parte di una società che deve guardarsi dalla violenza che può covare in ognuno di noi e tornare a far male. 

Grazie don.


http://www.mauthausen-memorial.at/

Anni Miglietta

Ricordo che dopo la morte di mia sorella, aveva 19 anni e io 17, ero molto arrabbiata e, nonostante fossi stata sempre mite e obbediente, allora me la presi con il Signore. Durante un soggiorno in Casa Alpina della FUCI, il don si accorse che non pregavo e iniziò a farmi sentire la sua silenziosa presenza e tenerezza. Poi ci furono i viaggi a Lourdes con  l'Unitalsi e, attraverso gli incontri con i giovani mi rendevo conto che, attraverso lo Spirito Santo,  mi faceva  comprendere  quanto fossi amata dal Signore. Ma il mio cuore restava chiuso anche se la mia vita trascorreva in modo sempre buono e lineare, ma Gesù non era il fondamento solido e via via ascoltai altre sirene del mondo attraenti e devianti. Ne parlai al don il quale capiva che mi stavo incamminando per vie pericolose, ma pur non condividendo, mi lasciava libera come fa il Signore con tutti noi sempre. Dopo essere sparita dalla circolazione per diversi anni, seppe dai giornali dell'arresto e delle storie da brigatista che venivano pubblicate. Credo sia stata l'unica voce che mi difese con i giornalisti dando loro un profilo di me più umano. Ripresero gli incontri, quando glielo concedevano, in carcere e la corrispondenza sempre incoraggiante, ma soprattutto con un linguaggio che se prima era di incomunicabilità ora, grazie alla vita nuova che il Signore mi aveva donato, entrava in sintonia. Tornata in libertà mi ospitò per circa un anno presso il Monastero S. Giacomo e Filippo dove allora abitava insieme a due belle realtà famigliari e a ragazzi del volontariato. Mi aiutò a cercare un lavoro e una casa piccola in Via della Maddalena che fece rendere dignitosa e abitabile secondo quanto sempre aveva nel cuore: quello di cercare che le persone potessero avere una vita essenziale e confortevole. Sono sempre stata colpita dalla sua capacità di parlare al cuore della persona chiunque fosse e di riconoscerne la dignità.

Salvatore

Conobbi Don Piero che aveva già passato i 60 anni da un pò. Le sue ciglia sempre folte e grigie non riuscivano a nascondere il bambino meravigliato della vita che era in lui. Un sognatore si. Ma con mani e piedi nella vita. Non potevi non accorgerti di lui anche se stava spesso in silenzio ad ascoltarci. Ti veniva da chiederti sempre di lui "chissà cosa ne pensa". Sapevamo che qualunque cosa stesse pensando quella era importante. Non possiamo dire di averti perso. Un sognatore così rimane dentro tutti quelli che l'hanno conosciuto. Chi non ha imparato da lui la capacità di andare oltre l'ovvio, lo scontato, il sarà sempre così? Quella capacità ha comportato per tanti di noi il passaggio da una esistenza standardizzata ed anonima ad una vita consapevole e piena. La riscoperta della profondità. Caro Don Piero, tu ed il tuo sogno camminano sempre al nostro fianco.
(02/08/2013)

Egidio

« Salve, Io sono Don Piero »
 
Era estate quando incontrai per la prima volta don Piero. Giugno o forse luglio di 27 anni fa. Ne ho un ricordo molto nitido. Mi ero laureato da poco ed ero andato al Monastero per accordarmi su cosa fare durante il servizio civile e per parlare della futura vita di comunità. Dopo avere parlato con diverse persone salii al secondo piano del Monastero dove allora si trovavano ancora le celle delle suore. Li sul pianerottolo incontrai don Piero. Di quell’incontro ho un ricordo nitido. Don Piero non aspettò che gli fossi presentato nè diede per scontato che lo riconoscessi. Si avvicinò per primo e disse semplicemente: “Salve, Io sono Don Piero”. Poche semplici parole che trasmettevano attenzione, interesse ed accoglienza. Pochi gesti che dicevano: in questo momento sono attento a te. Cominciai lì ad assaporare quelli che sarebbero stati i ricchissimi momenti di vita comunitaria che avrei condiviso anche con lui nei due anni successivi. Ancora oggi, quando devo accostarmi ad una persona per la prima volta, cerco nella memoria quei momenti, quelle parole, quel sorriso e quello sguardo attento.
(18/07/2013)

Carla e Rosa

Ti ricordiamo con affetto...pentite di averti parlato troppo poco cio

 

Marco Secondo

Rovistando nel baule di famiglia..... quanti ricordi, quante foto: 2 le ho appena inviate, sono relative a pellegrinaggi alla Guardia fatti nel 56 e nel 60. Don Piero era il più grande amico di mio padre, mancato nel '65, ma lui.... non mancava mai! Ogni occasione della vita bella, brutta o tragica c'era sempre. Il Natale non era Natale finchè non arrivava lui ad unirsi al nostro pranzo. Tutti gli anni della mia infanzia che io ricordi. Ciao don Piero, con tutto il bene che ti abbiamo voluto, anche se non ci siamo visti spesso negli ultimi anni. Tu c'eri lo stesso!

Giuseppe

grazie di tutto quello che hai fatto grazie.......

Gabriella Santolini Molini

UN RICORDO DI DON PIERO TUBINO Ad ogni festa d’estate che la Casetta organizzava nel giardino del Monastero, Don Piero era invitato e veniva volentieri. Quando c’erano le serate danzanti, le grigliate o le “muscolate”, lui c’era sempre. Don Piero, che fra le altre cose era un vero signore, arrivava con discrezione, faceva il giro dei tavoli e salutava tutti, poi si sedeva con noi e preferiva rimanere con gli Ospiti invece che con gli operatori o i volontari, li ascoltava e interveniva nei loro discorsi in maniera attenta e pacata. Quando veniva servito ringraziava la persona che gli porgeva il piatto, si complimentava sempre per il buon cibo ricevuto e continuava poi tranquillamente la conversazione con chi gli stava vicino. Gli ospiti sgomitavano per potergli stare accanto ed erano felici delle sue attenzioni. La sua presenza era rassicurante e l’atmosfera immediatamente si quietava, perché quando don Piero stava con noi avevamo quasi la sensazione di essere a casa , di partecipare ad un pranzo di famiglia con una persona importante, autorevole, stimata e molto amata. Ad un certo momento, senza farsi notare per non disturbare lo svolgimento delle attività di animazione che seguivano il pranzo o la cena, sussurrava ai vicini: “ E’ tardi. Devo andare. Grazie di tutto a tutti voi. Arrivederci a presto “ e spariva come se si fosse volatilizzato. Nell’estate del 2006 c’era stato l’Indulto e per Ferragosto era stata organizzata la grigliata nel giardino della Casetta , nuovo di zecca. Si pensava sarebbe venuta la solita sessantina di persone conosciute e invece ne arrivarono molte, molte di più. Continuava ad arrivare gente mai vista, affamatissima, e alcuni avevano delle facce talmente brutte che preoccupavano non poco gli operatori. Alla vista di tutta quella folla don Piero invece era contento e se la godeva un mondo: “ Hanno appena svuotato le carceri con l’indulto e questa gente qui non sa dove andare. Almeno stasera alcuni di loro potranno dire che oggi sono riusciti a mangiare una bistecca e un po’ di salsiccia gratis e in santa pace! “ Gabriella Santolini Molini

 

Cristina Bet

Conobbi Don Piero ormai una vita fa... Egli ha lasciato in me segni incancellabili. Aveva una prerogativa, che avrà avuto con tanti altri, ed era quella di guardarti con "quella" luce negli occhi e di vederti veramente come un'entità, un'anima IMPORTANTE. Non importava che tu fossi una ragazzina, il suo amore e la sua fiducia erano incondizionati. Arrivava e ti diceva ridendo: "Ho un'idea, mi daresti una mano?" e ti trovavi scaraventato in qualche suo progetto. Per esempio, aprire una casa famiglia per chi in casa da solo non poteva più stare oppure organizzare dal nulla la raccolta stracci (che per lui doveva diventare un posto dove chi era in necessità potesse andare, come in un negozio e SCEGLIERSI l'abito più adatto). Don Piero non ha mai considerato chi era nel bisogno meno dignitoso di chiunque altro. Mai gli ho sentito dire "barbone": per lui erano i suoi amici senza dimora. Quando l'anno scorso gli proponemmo di andare alla casafamiglia di P.zza Manin, lui, che l'aveva ideata, disse: "No, grazie, quello è un posto dove trottare" (cioé darsi da fare) e lui aveva capito di non poterlo piu' fare!!! Non ha mai cercato la visibilità e, se non più necessario, si metteva subito nell'ombra. Don Piero ci manca tanto, anche per la sua lettura lucida e costruttiva del mondo.
Cristina Bet